Monthly Archives: aprile 2017

Chi acquista un immobile adibito ad abitazione principale può usufruire di importanti agevolazioni fiscali. Ma cosa succede nel caso si compri una casa senza questi benefici? Che si dovrà corrispondere delle imposte che dipendono da diversi fattori e variano a seconda che il venditore sia un “privato” o un’impresa.

Tasse acquisto seconda casa 2017

Se il venditore è un’impresa, la regola generale è che la cessione è esente da Iva. In questo caso, quindi, l’acquirente dovrà pagare:

  • l’imposta di registro in misura proporzionale del 9%
  • l’imposta ipotecaria fissa di 50 euro
  • l’imposta catastale fissa di 50 euro.

Si applicherà invece l’Iva nei seguenti casi:

  • alle cessioni effettuate dalle imprese costruttrici o di ripristino dei fabbricati entro 5 anni dall’ultimazione della costruzione o dell’intervento oppure anche dopo i 5 anni, se il venditore sceglie di assoggettare l’operazione a Iva (la scelta va espressa nell’atto di vendita o nel contratto preliminare)
  • alle cessioni di fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali, per le quali il venditore sceglie di sottoporre l’operazione a Iva (anche in questo caso, la scelta va espressa nell’atto di vendita o nel contratto preliminare).

In questi casi, l’acquirente dovrà pagare:

  • l’Iva al 10% (per le cessioni e gli atti di costituzione di diritti reali di case di abitazione (anche in corso di costruzione) classificate o classificabili nelle categorie catastali diverse da A/1, A/8 e A/9, qualora non sussistano i requisiti per fruire delle agevolazioni “prima casa”, ovvero l’Iva al 22% per le cessioni e gli atti di costituzione di diritti reali aventi a oggetto immobili classificati o classificabili nelle categorie A/1, A/8 e A/9
  • l’imposta di registro fissa di 200 euro
  • l’imposta ipotecaria fissa di 200 euro
  • l’imposta catastale fissa di 200 euro.

Se il venditore è un privato, l’acquirente dovrà pagare:

  • l’imposta di registro proporzionale del 9%
  • l’imposta ipotecaria fissa di 50 euro
  • l’imposta catastale fissa di 50 euro.

In ogni caso (acquisto da impresa o acquisto da privato), le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono versate dal notaio al momento della registrazione dell’atto.

Agenzia delle Entrate

Articolo pubblicato da “Idealista”; il 26 aprile 2017

 

Oggi chi si appresta a richiedere un finanziamento per acquistare casa è letteramente bombardato di offerte. Le banche fanno a gara ad accaparrarsi clienti con proposte sempre più competitive. Ottenere il mutuo migliore significa in primo luogo sapere che contratto si sta stipulando. Non basta aver individuato la rata più bassa, ma vanno valutati diversi parametri.

Partiamo da un dato positivo: gli italiani sono molto sensibili al tema dell’affidabilità creditizia.

In una ricerca Crif condotta da Nomisma e pubblicata lo scorso novembre, è stato coinvolto un campione rappresentativo della popolazione italiana di età compresa tra i 18 e i 70, con l’obiettivo di misurare il livello di conoscenza della valutazione del merito creditizio.

Secondo l’analisi, l’84% degli italiani è consapevole che gli istituti di credito richiedono un’affidabilità creditizia per erogare un mutuo e che effettuano verifiche per capire la solvibilità del cliente. 

Si tratta di un primo passo verso un’educazione finanziaria diffusa, che favorisca la consapevolezza dei consumatori verso tutte le informazioni legate al mondo del credito.

Tornando alla scelta del mutuo, ci sono diversi indicatori che aiutano a capire se il prodotto che ci interessa è davvero conveniente, indipendentemente dalla tipologia di tasso, che può essere fisso, variabile o misto.

Il valore del tasso applicato dalla banca è dato dalla somma di ‘spread’ e valori dei rispettivi indici di riferimento (Eurirs per il fisso e ed Euribor per il variabile).

Volendo andare più in dettaglio, è possibile fare riferimento al Glossario di MutuiOnline.it, dove trovate le definizioni specifiche per le voci precedentemente menzionate.

In generale, possiamo affermare che lo spread è una maggiorazione sul tasso di interesse base e, di fatto, costituisce il guadagno della banca. Questa percentuale resta fissa per tutta la durata del finanziamento, per cui più è basso il valore dello spread, più contenuta sarà la rata.

Di solito lo spread è collegato al rischio: per cui maggiori sono le garanzie offerte alla banca più bassa la percentuale applicata. Lo spread, sommato al tasso di riferimento base, costituisce il Tan (Tasso annuo nominale), cioè il tasso che permette di calcolare gli interessi delle rate.

Per avere una panoramica completa del costo totale del finanziamento è però necessario conoscere il Taeg, che somma al Tan le altre spese incluse nel mutuo, come istruttoria, spese di gestione e incasso e quant’altro previsto. 

Negli Strumenti di Calcolo messi a disposizione da MutuiOnline.it trovate una pagina specifica dedicata al calcolo dei Taeg: attraverso le simulazioni potrete individuare le soluzioni di mutuo più adatte alle proprie esigenze.

Tasso fisso, variabile o misto? Ecco l’altra grande incognita da affrontare. Nel recente approfondimento “Perchè il tasso fisso è ancora conveniente“, abbiamo evidenziato come questa tipologia di finanziamento, nonostante i tassi ricomincino a salire, sia ancora attualmente tra le preferite dai consumatori, che apprezzano la garanzia di una rata costante nel tempo.

Buone notizie per chi si sta orientando al tasso variabile. Sempre stando all’articolo precedentemente menzionato, secondo le previsioni del Liffe di Londra, l’Euribor tornerà a valori positivi non prima del 2019 e all’1% non prima del 2022. Anche arrivato a questi livelli, si manterrà ugualmente più vantaggioso rispetto a un tasso fisso, già oggi all’1,32%.

Infine, lo ricordiamo, esiste la possibilità di richiedere prodotti a tasso misto, una tipologia di finanziamenti un po’ meno nota, di cui abbiamo parlato nella news “L’alternativa al fisso e al variabile: il tasso misto“. I mutui di questo tipo prevedono una componente fissa di tasso e una variabile, oltre a una o più scadenze (due, cinque o dieci anni) al termine delle quali è possibile rinegoziare le condizioni iniziali.

Nel caso infatti di un mutuo di durata relativamente breve, supponiamo 10-15 anni, si può approfittare delle condizioni favorevoli del tasso variabile con l’Euribor che rimarrà probabilmente molto basso ancora qualche anno e in seguito assicurarsi un tasso fisso per la parte che riguarda il rimborso del capitale.

Articolo pubblicato da “Qui Finanza”; il 15/03/2017 a cura di Alessia De Falco.

 

 

Anche una sola rata in meno del canone di locazione può comportare lo sfratto. A dirlo la sentenza n. 355 del 3 febbraio 2017 del Tribunale di Genova. Secondo quanto precisato, il mancato pagamento di una sola rata del canone di locazione è, di per sé, grave inadempimento dell’inquilino ai suoi obblighi contrattuali.

L’articolo 5 della legge 392/78 stabilisce che il mancato pagamento del canone della locazione, decorsi venti giorni dalla scadenza prevista, costituisce motivo di risoluzione ai sensi dell’articolo 1455 del Codice civile. Nel caso in cui la morosità si riferisce agli oneri accessori, quindi alle spese condominiali, lo sfratto scatta se il debito supera quello di due mensilità del canone. Non pagando, dunque, un mese di affitto o le spese di condominio per una somma pari a due mesi di affitto si rischia l’intimazione di sfratto per morosità.

Nel caso di locazione a uso abitativo, la valutazione sulla “gravità dell’inadempimento” dell’affittuario è stata fatta a monte dal legislatore, che l’ha quantificata nell’importo di una rata. Nel caso di locazione a uso commerciale, invece, è il giudice a valutare di volta in volta quando l’inadempimento può giustificare lo sfratto.

Per le locazione di immobili ad uso abitativo, secondo quanto stabilito dalla legge, il mancato pagamento dell’affitto, decorsi 20 giorni dalla scadenza prevista, costituisce motivo di risoluzione del contratto. Come sottolineato dalla sentenza n. 1428/2017 della Cassazione, tale previsione fissa un criterio di predeterminazione legale della gravità dell’inadempimento che, come tale, non consente al giudice di svolgere altri accertamenti su questo presupposto dell’inadempimento.

Se non viene pagato il canone di affitto, la valutazione circa la gravità dell’insolvenza dell’affittuario non può essere fatta dal giudice, ma viene predeterminata dalla legge in base al mancato pagamento di una sola rata del mensile (o di oneri accessori per un importo superiore a due canoni) e al ritardo massimo consentito di 20 giorni.

Articolo pubblicato da “Idealista”; il 19 Aprile 2017

 

 

Negli ultimi mesi il settore dei mutui ha vissuto importanti cambiamenti. I tassi continuano, per effetto delle politiche nazionali e, soprattutto, internazionali, ad essere particolarmente vantaggiosi. Lo scenario tuttavia inizia a mutare e sono in molti a chiedersi se queste condizioni favorevoli resteranno invariate in futuro.

L’analisi del Corriere.it, alla pagina Economia, ci dà segnali positivi: il tasso fisso sta salendo ma in maniera moderata, mentre il variabile si appresta a riacquistare quote di mercato.

Vediamo dunque in dettaglio come si sta evolvendo il settore e quali sono gli scenari futuri e le scelte più indicate per chi vuole acquistare.

Tra i principali fattori che hanno influenzato l’andamento dei mutui troviamo sicuramente il Quantitative easing: l’acquisto di titoli governativi all’interno dell’Eurozona ha contribuito, con l’immissione di liquidità nel sistema economico, a stimolare la ripresa in Europa.

Gli effetti non hanno tardato a farsi sentire e perdureranno almeno fino al 2019, anno in cui la Bce dovrebbe chiudere questo processo innescando il rialzo dei tassi.

I numeri relativi al settore confermano la ripresa del comparto finanziamenti per la casa. Nel terzo trimestre del 2016 l’ammontare dei finanziamenti per l’acquisto di immobili ha raggiunto quota 11.455 milioni di euro, il 6,2% in più rispetto al 2015, con un controvalore superiore di circa 670 milioni di euro.

Nel 2017 sarà possibile mantenere questi trend da record?

Gli analisti sono propensi a pensarlo: il mercato immobiliare risentirà positivamente dell’inversione di tendenza del ciclo economico che, progressivamente, si sta evolvendo con segnali di ripresa. Si tratta dunque di un momento di congiuntura favorevole, legato anche ai prezzi delle case che si mantengono al momento vantaggiosissimi.

Stando agli utlimi dati, gli importi del mattone hanno registrato un +0,1% sullo stesso mese dello scorso anno, con una media di 1.895 euro al metro quadrato. Pur in aumento, sono cifre che invogliano all’acquisto.

Sappiamo che lo scorso anno è stato il momento d’oro del tasso fisso, ma in questi primi mesi del 2017 si nota qualche primo cambiamento.

L’Osservatorio Tassi di MutuiOnline.it a gennaio 2017 ha evidenziato un aumento per il fisso, 2,42% contro il 2,3% dello stesso periodo dell’anno precedente, considerando che a settembre 2016 viaggiava sul 2,04%, la percentuale più bassa di sempre.

Cosa è successo e, soprattutto, cosa dobbiamo aspettarci nel futuro prossimo?

Premesso che non ci sono campanelli di allarme per chi si appresta a richiedere un finanziamento per l’acquisto della propria casa tali da frenare la domanda, l’indice Eurirs ha segnato incrementi che, pur rendendo ancora conveniente il tasso fisso, gli fanno guadagnare quota.

Sempre  secondo le analisi del canale Economia del Corriere.it, negli ultimi sei mesi l’Eurirs è salito di mezzo punto percentuale, passando dallo 0,73% su durate ventennali durante il 2016 all’1,26% di fine anno.

Questo fenomeno ha lievemente influito sulle condizioni applicate dalle banche, anche se, come recentemente ha evidenziato l’Osservatorio MutuiOnline.it di febbraio 2017, il fisso continua ad essere conveniente, tanto da rimanere la soluzione privilegiata per chi è alla ricerca di un mutuo: l’82,2% sul totale del campione rilevato ha scelto il fisso e, per quanto riguarda le erogazioni, le banche hanno concesso l’84,7% di mutui a tasso fisso, il 4,5% in più rispetto al quarto trimestre del 2016.

Eppure il variabile si prepara al grande balzo: gli analisti ipotizzano che l’Euribor si manterrà sotto l’1% fino al 2022, rendendo i mutui a tasso variabile una scelta interessante, soprattutto per chi si appresta a richiedere un finanziamento di media durata.

Vediamo dunque qualche esempio per renderci conto della convenienza delle offerte. Come sempre ci avvaliamo del comparatore di MutuiOnline.it, il sito leader nel settore, che permette di confrontare i prodotti di oltre 60 banche, con soluzioni per ogni tipo di finalità: dal mutuo prima casa al mutuo seconda casa, dalla surroga ai mutui di consolidamento e liquidità.

Facciamo un esempio al 23 marzo, ipotizzando di richiedere 160.000 euro per un mutuo ventennale a tasso variabile, volto ad acquistare un immobile a Torino del valore di 210.000 euro. Tra le proposte più interessanti troviamo Mutuo Variabile di Webank, con una rata mensile di 742,99 euro e Taeg 1,15%.

Articolo pubblicato da “Qui Finanza”; il 23 Marzo 2017 a cura di Alessia De Falco.