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consumi energeticiAnche quest’anno chi vuol riqualificare energeticamente la propria casa potrà usufrire delle detrazioni fiscali del 65%. Un’occasione imperdibile per ridurre il consumo elettrico di un immobile e risparmiare sulla bolletta della luce. Ma il primo passo per riqualificare la propria abitazione è sicuramente la verifica del suo reale consumo, attraverso l’individuazione della classe energetica di appartenenza.

L’ultima legge di bilancio ha confermato la proroga delle detrazioni fiscali del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2017. Per gli interventi di riqualificazione energetica realizzati nelle parti comuni degli edifici condominiali è previsto un incremento dell’aliquota di detrazione al 70%.

La riqualificazione energetica di qualsiasi immobile inizia dalla scoperta del suo reale consumo energetico. Lo strumento che si occupa di misurare la temperatura energetica di una casa è il cosiddetto attestato di prestazione energetica, la cui normativa è stata sottoposta negli ultimi due anni a un restyling totale.

E’ importante tener presente che l’attestato – che indica la classe energetica di un immobile, dalla A4 (la migliore) alla G (la peggiore) – deve essere obbligatoriamente allegato ai contratti di locazione e vendita di una casa, cosi come ai rispettivi annunci immobiliari. Vi ricordiamo tutto ciò che c’è da sapere sulla certificazione energetica di un’abitazione.

Articolo pubblicato dal sito web “Idealista” sezione News Notizie su mercato immobiliare ed economia il 09 marzo 2017

 

affitto Sono quasi 176 mila le abitazioni non occupate nelle Marche (22,29% del totale) di cui oltre 40 mila in provincia di Pesaro-Urbino (21,52% del totale e 4° posto regionale). È quanto emerge da un’analisi* di Solo Affitti, rete immobiliare specializzata nella locazione con 340 agenzie (40 in Spagna), che propone di sostenere il mercato locativo valorizzando gli immobili vuoti.

La concentrazione maggiore di case vuote nelle Marche è nelle province di Ascoli Piceno (1° posto regionale con il 25,34% e 27.851 case vuote), Fermo (2° con il 24,81% e 22.274 case) e Macerata (3° con 23,96% e 39.276 case). Sotto la media regionale il tasso di abitazioni non occupate in provincia di Ancona (5° posto nelle Marche con il 19,39% e 46.434 case).

In Italia sono oltre 7 milioni e 38 mila le case non occupate (22,5% del totale) con una concentrazione maggiore in regioni del Sud come Calabria (2° posto nazionale con il 38,7% e 481.741 case), Molise (3° con il 36,9% e 73.524 case) e Abruzzo (4° con il 32,7% e 250.038) per effetto dell’emigrazione. Il trend è sviluppato anche in Valle d’Aosta (1° posto in Italia con il 50% per 58.731 immobili), Liguria (6° posto, 30,9% e 331.863 abitazioni) e Trentino Alto Adige (9° con il 27,2% e 156.771) dove abbondano le case di villeggiatura. Un maggior tasso di occupazione delle abitazioni si registra, invece, nelle regioni più popolose come il Lazio, dove solo il 17,6% di case sono vuote (488.114 in totale), così come in Campania (penultimo posto con il 17% e 417.576 case) e soprattutto Lombardia (ultima in Italia con il 15.2% per 731.665 case).

“Facciamo in modo che – commenta Silvia Spronelli, presidente di Solo Affitti – questo grande patrimonio immobiliare a disposizione in Italia possa soddisfare il fabbisogno abitativo e faccia rivivere i piccoli e medi centri storici del nostro Paese. Occorre un progetto governativo chiaro sulla casa e sulle locazioni attraverso agevolazioni fiscali per proprietari e inquilini, come avviene in tanti altri Paesi europei. Un buon passo in questa direzione è la tassazione fissa al 21% della cedolare secca per i contratti a canone libero e al 10% per i contratti a canone concordato. Occorre, tuttavia, far conoscere di più queste agevolazioni e spingere le amministrazioni comunali a convocare le associazioni di proprietari e inquilini per rinnovare gli accordi sui canoni di locazione. A Milano e Napoli i prezzi degli affitti sono stati aggiornati dopo 10-15 anni e i contratti agevolati faticano a decollare, anche perché i canoni concordati su alcune aree si discostano troppo dai prezzi di mercato, e i benefici per locatari e locatori tardano ad arrivare”.

Fra le province con più case sfitte, equamente suddivise tra Nord e Sud, spiccano Olbia-Tempio, dove se ne contano oltre la metà (52,88%, più del doppio della media nazionale, e 71.614 abitazioni), Aosta (2° posto con il 50%) e Sondrio (3° posto con il 49,7%). Sempre con percentuali doppie rispetto alla media nazionale troviamo poi Crotone (quarta con il 46,7%), Savona (quinta, 44,8% con quasi 110 mila case vuote) e L’Aquila (sesta, 44% e 94.464 case). Ci si avvicina alla piena occupazione, invece, in piazze popolose come Firenze (terzultima in Italia con il 10,1%), Monza-Brianza (penultima con il 9,5%) e Milano (ultima con il 6,1% e 87.613 case vuote).

Se guardiamo alle grandi città, quelle con più abitazioni non occupate sono in Emilia Romagna, Sicilia e Puglia le regioni più rappresentate. Ravenna è il primo comune d’Italia per case vuote (28,37% per 27.118 immobili). Precede di poco Reggio Calabria (2° posto, 27,3% e 26.214 immobili). In Emilia Romagna spiccano anche Modena (4° posto con il 17.9%) e Parma (8° posto con il 14,3%) mentre in Sicilia Catania (3° posto, 19,7% e 28.567 case vuote), Messina (5° posto con il 15,8%) e Palermo (7° posto, 14,3% e 40.946 abitazioni non occupate). Fra le prime dieci città ci sono anche Brescia (6° posto con il 14,7%) e le pugliesi Taranto (9° posto con il 13,6%) e Bari (10° posto con il 12,9%). Il livello massimo di occupazione degli immobili si raggiunge ancora una volta nei centri metropolitani come Milano (terzultima con il 5,8% e 37.073 case), Napoli (penultima con il 3,9%) e Firenze (ultima con il 3%).

Articolo pubblicato dal quotidiano online “Vivere Pesaro” del 29/09/2016

Casa genericoNel primo semestre del 2011 a Pesaro i prezzi delle abitazioni sono diminuiti dell’ 1,9% rispetto al semestre precedente. Sostanzialmente stabili le quotazioni del Centro storico, del Centro mare e di Baia Flaminia, con un leggero aumento dei valori per quest’ultima zona.

Il mercato immobiliare di quest’area della città è movimentato prevalentemente da famiglie alla ricerca della prima casa, anche se non mancano acquirenti provenienti da Bologna, Milano, Roma e dall’entroterra pesarese alla ricerca di case vacanza, in particolare nell’area del Centro mare.

Rimane comunque ampia la forbice tra domanda e offerta, i proprietari si dimostrano restii nella concessione di sconti consistenti sul prezzo richiesto, determinando tempi di vendita medi non inferiori a 5-6 mesi. Gli acquirenti di seconde case e gli investitori, mettono in conto una spesa che si aggira sui 200 mila € ed acquistano prevalentemente bilocali, anche se si registra un aumento di richieste di trilocali.

Nel Centro storico di Pesaro ci sono sia immobili d’epoca che tipologie a schiera degli anni ’60; per l’acquisto di una soluzione di prestigio bisogna mettere in conto una spesa compresa tra 3500 e 3800 € al mq. Prezzi più elevati si registrano nella fascia adiacente al mare , nell’area di viale Trento e di viale Trieste, dove per una soluzione ristrutturata si possono spendere anche 4500 € al mq. Abitazioni indipendenti posizionate nei pressi del mare costano da ristrutturare, a partire da 1,5 milioni di € mentre per quelle ristrutturate da 3 milioni di €. Limitrofe al Centro si trovano le aree di Montegranaro e di Soria, sorte negli anni ’60 ed apprezzate per la presenza di verde, di servizi e per la tranquillità. Il prezzo di un buon usato è di 2500 € al mq mentre soluzioni indipendenti di nuova costruzione costano 3400 € al mq. In zona Montegranaro infatti sono in fase di realizzazione villette bifamiliari e piccoli condomini. Molto apprezzata anche l’area di Baia Flaminia. Qui, per l’acquisto di un buon usato, si spendono 2500 € al mq. A sud del Centro storico si sviluppa zona Loreto, composta prevalentemente da palazzine.

Meno richieste le zone più periferiche della città, come ad esempio i quartieri Vismara e Cattabrighe, sorti tra gli anni ’50 e ’70, dove per l’acquisto di un appartamento in buone condizioni si spendono tra 1800 e 2000 € al mq. Da segnalare che sono in fase di completamento nuove costruzioni nell’area dell’ex Amga, con prezzi compresi tra 3500 e 4000 € al mq. Dopo alcuni mesi sono ripartiti inoltre i lavori per l’ammodernamento e l’ampliamento del molo di Levante e del molo di Ponente, facente parte del porto turistico e commerciale della città. Sono terminati i lavori per la realizzazione della nuova pista ciclabile che collega Pesaro a Fano e che costeggia il litorale marchigiano; un’altra pista ciclabile è stata completata tra il Centro storico della città ed il Palazzetto dello Sport, lungo il fiume Foglia.

Per quanto riguarda il mercato delle locazioni si registra un calo del numero di richieste per gli affitti estivi, per un bilocale con quattro posti letto si pagano canoni di locazione di 1500-1800 € ad agosto e di 1200 € a luglio. A cercare case in affitto anche single e lavoratori trasfertisti, in particolare medici e professionisti. Il canone di un trilocale è di 550-600 € al mese ed il contratto maggiormente utilizzato è quello a canone libero da 4 anni più 4. Il regime di tassazione a cedolare secca viene utilizzato prevalentemente dai proprietari con più immobili in locazione e con un reddito elevato. Media la richiesta di box auto, il prezzo di una soluzione singola in Centro è di 35-40 mila €, il canone di locazione è di 150 € mensili. Un lieve ribasso dei prezzi si registra in zona Montegranaro ed in zona Villa San Martino, stabili le quotazioni in zona Pantano.

Il semestre ha evidenziato una flessione della domanda determinata da molteplici fattori come ad esempio la difficoltà di accesso al credito, la precarietà sul lavoro accentuata dalle attuali difficoltà di importanti multinazionali ed un timore generale riguardante l’attuale situazione politica ed economica del Paese. In questa parte del 2011 il mercato è stato movimentato soprattutto da giovani famiglie al primo acquisto. I quattro locali con una metratura compresa tra 100 e 120 mq sono state le tipologie più richieste, mentre maggiori difficoltà si sono registrate nella vendita di piccoli tagli. Il quartiere Pantano è quello più popoloso ed è diviso in Pantano Bassa e Alta, separate da via Giolitti. Pantano Bassa è a pochi passi dal centro ed è composta prevalentemente da case semindipendenti e piccoli condomini realizzate negli anni ’60, molto apprezzata dagli acquirenti. Pantano Alta è semicentrale ed è costituita da grandi condomini degli anni ’70, alcuni realizzati in edilizia convenzionata, e da case semindipendenti. Acquistare un appartamento semindipendente da ristrutturare costa 1900-2100 € al mq, 2700-2800 € al mq se ristrutturato. La maggior parte dei condomini si concentra nelle arterie principale del quartiere, via Giolitti, via Rossi e via Lubiana. Qui una soluzione usata ha un prezzo compreso tra 1600 e 1900 € al mq.

Da segnalare che nei pressi dello Stadio Benelli sono in fase di realizzazione alcuni condomini costruiti in bioedilizia e collocati in un contesto verde; il nuovo è valutato tra 3000 e 3300 € al mq. Semicentrale anche la zona della Celletta sviluppatasi negli ultimi dieci anni e caratterizzata da condomini, alcuni dei quali realizzati in edilizia convenzionata; i prezzi si attestano su 2500 € al mq. Adiacente al centro, nella parte sud della città, si trova l’area Muraglia – Monte Granaro – Loreto, dove si possono acquistare soluzioni semindipendenti simili a quelle presenti in zona Pantano ma con prezzi leggermente superiori. Da segnalare che nell’area nord della città, ed in particolare in zona Torraccia ed in zona Tombaccia si costruiscono condomini e villette a schiera, le quotazioni sono rispettivamente di 2400 a 2700 € al mq.

Buona la richiesta di immobili in locazione in prevalenza da parte di giovani coppie. In zona Pantano un bilocale ha un canone mensile di 450 €, un trilocale di 600 €. I contratti maggiormente utilizzati sono quelli a canone libero. In aumento i contratti a canone concordato. Cresce l’ interesse per la cedolare secca ma non è ancora utilizzata dai proprietari. Bassa la richiesta di box auto, il prezzo di una soluzione singola è di 25-30 mila €, il canone di locazione mensile è di 100-150 €.

 

da Ufficio Studi Tecnocasa, articolo pubblicato dal quotidiano online “Vivere Pesaro” del 29/09/2016

FOCUS OGGI. Case, compravendite +21% trainate dalle grandi città. Boom di transazioni immobiliari nel secondo trimestre. In testa alla classifica Milano e Bologna con incrementi intorno al 30%. Bene anche uffici e capannoni.
DI TERESA CAMPO. Sospiro di sollievo tra gli operatori del mattone. Nonostante i timori della vigilia, le turbolenze dei mercati finanziari, la Brexit e la crescita stentata dell’economia non sono riusciti a indebolire la ripresa delle transazioni immobiliari che, anzi, hanno chiuso il secondo trimestre dell’anno con una crescita a doppia cifra. Rispetto allo stesso periodo del 2015 le compravendite sono infatti balzate del 21,8%, migliorando il già consistente +17,3% del primo trimestre. Bene in particolare il mercato della casa, con un incremento degli acquisti del 22,9%. Il risultato fa inoltre il paio con il +20,6% del primo trimestre, riportando il mercato ai livelli di compravendita antecedenti la crisi del 2012. Anche le pertinenze mostrano una crescita a doppia cifra del +23,2%. Altrettanto bene si sono difesi i settori produttivo, in crescita del 28,7%, e il terziario (+14,7%), oltre che il commerciale (+12,9%). Il risultato è molto incoraggiante perché il mercato di uffici e capannoni in particolare era stagnante fino a pochi mesi fa e addirittura in flessione ancora lo scorso anno, mentre il commerciale aveva già dato qualche soddisfazione. A fare il bilancio del periodo aprile-giugno è la nota trimestrale dell’ Omi, l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate. Partendo dalla casa, il miglioramento del mercato ha riguardato il Nord Italia (+24%) come il Centro e il Sud (+20%), i capoluoghi (+23,1) come gli altri comuni (+22,9%). Si tratta insomma di una crescita diffusa, anche se protagoniste degli incrementi più significativi sono state indubbiamente le grandi città, pioniere come sempre dei nuovi trend. In cima alla classifica si piazzano Bologna e Milano con incrementi dell’ordine del 30%. La prima, con 1.591 compravendite, ha registrato una crescita del 33,5%, mentre sotto la Madonnina l’incremento è stato del 29,7% a fronte di 6.150 transazioni. Medaglia di bronzo a Genova (+27,6%) con 1.823 compravendite. Crescita oltre il 20% comunque anche per Napoli (+25,3%), Torino (+24,3%) e Firenze (+23,3%), mentre fanalino di coda restano Roma e Palermo, entrambe comunque con una crescita a doppia cifra. Nella capitale, che però resta sempre la piazza di maggiori dimensioni con 8.250 compravendite, il mercato è cresciuto del 12,4%, mentre appena meno ha fatto il capoluogo siciliano (+12%).
Dai dati dell’Agenzia delle Entrate emerge che risultati molto positivi sono pervenuti anche dalla provincia dei principali capoluoghi: le performance più brillanti sono quelle dei comuni in provincia di Genova e di Bologna (+29%), seguite da quelli di Firenze (+27%) e Torino (+26%). Al deciso incremento delle compravendite non ha fatto però ancora riscontro un miglioramento dei prezzi. Se le transazioni hanno
invertito il trend già dal primo semestre del 2014, con un’accelerazione a partire dal 2015, i prezzi risultano tuttora in lieve flessione. Lo sfasamento tra le due grandezze è però fisiologico: anche nella fase di ribasso la flessione dei prezzi (tuttora più alti di quelli del 2004) si era manifestata con anni di ritardo rispetto a quella delle compravendite.
Oggi in più ci troviamo in un periodo a inflazione zero, che quindi fatica a supportare un rialzo delle quotazioni, che comunque appaiono avviati verso la stabilità. (riproduzione riservata).
Quotazioni, altre news e analisi su www.milanofinanza.it/casa

Fonte: Osservatorio Mercato Immobiliare
GRAFICA ME-MILANO FINANZA

Quando il proprietario di un immobile decide di cederlo in locazione ad uso abitativo è chiamato a pagare diverse imposte sui redditi percepiti dai contratti d’affitto. È possibile tuttavia usufruire di un regime fiscale agevolato, noto come cedolare secca sugli affitti.

Cedolare secca: che cos’è?

La cedolare secca è un regime di tassazione sulle locazioni di determinati immobili, scelto facoltativamente dal proprietario in sostituzione alle altre forme di imposta fiscale sui redditi di locazione. Tale imposta sostitutiva è stata introdotta con l’intento di alleggerire il peso fiscale sulle locazione e combattere, di conseguenza, il fenomeno degli affitti in nero.

Cedolare secca: chi può avvalersene?

Coloro che possono optare per tale regime sono i proprietari di immobili concessi in locazione che appartengono alle categorie catastali da A1 ad A11, esclusa la categoria A10 (uffici e studi privati), e alle relative pertinenze. In caso di comproprietà dell’immobile, ciascun proprietario può scegliere la cedolare indipendentemente dagli altri. L’opzione della cedolare secca compre l’intero periodo di durata del contratto ma il locatore gode della possibilità di revocare tale opzione entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente, servendosi del modello RLI, scaricabile gratuitamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Cedolare secca: come si ottiene?

Condizione necessaria per avvalersi della cedolare secca è averne fatto comunicazione preventivamente all’inquilino, inviandogli una lettera raccomandata, nella quale si è espressa la rinuncia ad ogni aggiornamento del canone, compreso l’aumento ISTAT.

Il contratto può essere registrato utilizzando il modello 69 o direttamente attraverso i canali telematici reperibili sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Cedolare secca: come si calcola?

Come anticipato precedentemente, avvalendosi della cedolare secca il locatore paga un’imposta sostitutiva al IRPEF che si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone annuo di locazione annuo pattuito (contratti a canone libero). L’aliquota è ridotta al 15% per i contratti di locazione a canone concordato, ossia stipulato sulla base di contratti definiti in sede locale.

Fino al 2017, tale aliquota è stata ridotta al 10% per i contratti di locazione stipulati nei comuni ad alta tensione abitativa e per i quali è stato deliberato lo stato di emergenza a causa di eventi calamitosi.

Cedolare secca: quali sono i vantaggi?

Il vantaggio principale della cedolare secca è la sostituzione del regime di tassazione ordinario e degli altri tributi relativi ad esso, il locatore avrà la possibilità di pagare una quota sostitutiva all’IRPEF ed essere esonerato dal pagamento dell’imposta di bollo e di registro. Per quanto riguarda l’inquilino, invece, potrà pagare un canone di locazione più basso data la rinuncia del locatore all’aggiornamento del canone di locazione.

Articolo fornito da WIKIcasa in data 29 agosto 2016.

La Commissione Tributaria Regionale di Potenza è scesa in campo a favore dei cittadini sullo spinoso problema della revisione del valore catastale degli immobili. L’Agenzia delle Entrate non può infatti riclassare un’abitazione sulla base di vaghi riferimenti a strutture similiari nella stessa zona, ma deve indicare espressamente quali siano i fabbricati presi a parametro, pena la nullità dell’atto stesso.

L’Agenzia delle Entrate può rivedere il valore catastale di un immobile sulla base di una comparazione con altre abitazioni collocate nella stessa zona e con la stessa destinazione d’uso. All’interno di un quartiere esclusivo non si possono riscontrare notevoli differenze tra il valore degli immobili, questo perché l’apprezzamento di un fabbricato dipende anche dalla zona su cui è costruito.

Tuttavia, perché avvenga un riclassamento dell’immobile l’Agenzia delle Entrate non può indicare un generico riferimento a strutture esistenti nella stessa zona, ma deve indicare “quali siano i fabbricati presi a parametro, il loro classamento e quali le caratteristiche analoghe da considerare ai fini del giudizio di similarietà rispetto all’unità immobiliare oggetto di classamento”.  Questa indicazione non può avvenire in un secondo momento, in sede di ricorso giurisdizionale, ma deve essere contestuale al riclassamento.

Viene meno però l’obbligo del contraddittorio preventivo, per cui l’Agenzia non è obbligata a dare comunicazione all’interessato prima di procedere a un accertamento fiscale.

Articolo fornito da IDEALISTA in data 19 aprile 2016, 12:26.

L’articolo 21 del decreto sblocca Italia ha introdotto un’importante agevolazione per chi acquista casa da destinare all’affitto. Infatti chi compra un immobile a destinazione residenziale di nuova costruzione o oggetto di interventi di ristrutturazione, ha diritto a una detrazione irpef del 20% per una spesa massima di 300 mila euro. Ma ci sono delle condizioni da rispettare

La detrazione irpef

Nell’articolo 21 intitolato “misure per l’incentivazione degli investimenti in abitazioni in locazione” è previsto un bonus per chi acquista, dal 1 gennaio al 31 dicembre 2017, immobili a destinazione residenziale- che siano di nuova costruzione oppure oggetto di interventi di ristrutturazione, cedute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie. Tale bonus consiste in una deduzione dal reddito complessivo pari al 20% del prezzo di acquisto dell’immobile che risulta dall’atto di compravendita

Il limite massimo di spesa è di 300.000 euro e l’agevolazione è prevista solo per le persone fisiche e non per chi esercita attività commerciali. Stesso limite di spesa è valido non solo per chi acquista, ma anche per chi sostiene le spese per costruire un immobile a destinazione residenziale sull’area edificabile che già possiede il contribuente prima che inizino i lavori o sulla quale è già stato riconosciuto il diritto di costruire

Le condizioni per usufruire del bonus

Per poter usufruire del bonus ci sono però delle condizioni da rispettare:

  • L’immobile acquistato o costruito su aree edificabili deve essere messo in locazione per almeno otto anni continuativi a canone concordato entro sei mesi dall’acquisto o dal termine dei lavori
  • Se per motivi non imputabili al locatore, il contratto d’affitto si risolve prima degli 8 anni ne deve essere stipulato un altro entro un anno
  • Il contratto non può essere stipulato tra genitore e figlio, quindi non devono esistere rapporti di parentela di primo grado tra inquilino e proprietario
  • L’immobile deve essere a destinazione residenziale e non può essere classificato o classificabile nelle categorie catastali a/1, a/8 e a/9, quindi non può essere un immobile di lusso, signorile o di pregio
  • L’immobile non deve essere ubicato nelle zone che rivestono carattere storico, artistico o di particolare pregio ambientale, in quelle destinate a nuovi complessi insediativi o a nuovi insediamenti per impianti industriali e per usi agricoli
  • L’immobile deve appartenere alle classi energetiche a o b

La deduzione deve essere ripartita in 8 quote annuali di pari importo, a partire dal periodo d’imposta nel quale avviene la stipula del contratto di locazione è non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali previste dalla legge.

È ormai tempo di dichiarazione dei redditi e chi ha sostenuto a vario titolo delle spese per la casa (dalla ristrutturazione alla locazione) ha diritto a scaricare parte delle somme investite. Ecco quali sono le spese relazionate alla propria dimora detraibili o deducibili dal 730.

Prima di tutto bisogna distinguere tra spese detraibili, che vengono utilizzate per diminuire l’imposta da pagare, e spese deducibili, che invece riducono il reddito complessivo su cui calcolare l’imposta dovuta.

  • Deduzione immobili da locare – Chiunque acquisti da privato un immobile da dare in affitto ha diritto a una deduzione delle spese sostenute (pari al 20% del prezzo di acquisto risultante dall’atto di compravendita).
  • Detrazioni del 19% interessi passivi mutui – devono essere indicati gli importi degli interessi passivi, degli oneri accessori e delle quote di rivalutazioni pagati nel 2015 per i mutui, indipendentemente dalla scadenza della rata. Se si tratta di un mutuo ipotecario con contributi concessi dallo Stato, deve essere portato a detrazione la parte di interessi che rimangano effettivamente a carico del contribuente
  • Detrazioni spese sostenute a vario titolo e da vari soggetti per i canoni di locazione
  • Detrazioni ristrutturazione edilizia –  confermata anche per quest’anno la detrazione del 50% per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di messa in sicurezza del patrimonio edilizio
  • Detrazioni per l’acquisto di mobili e di elettrodomestici– Indipendentemente dall’ammontare speso per i lavori di ristrutturazione, è possibile detrarre il 50% delle spese sostenute per l’acquisto di grandi elettrodomestici e di mobili per un tetto di spesa di 10.000 euro, spalmabili in 10 anni.
  • Detrazioni riqualificazione energetica – chi esegue lavori di riqualificazione energetica ha diritto a una detrazione del 65% sulle spese sostenute. Dal 2015 è decaduto l’obbligo di inviare al Fisco la comunicazione per i lavori che proseguono per più periodi d’imposta, con riferimento alle spese sostenute nel 2015 in relazioni ai lavori che proseguiranno nel 2016
  • Cedolare secca – chi opta per il regime alternativo della cedolare secca per dare in locazione immobili a canone concordato può usufruire, dal 2014 al 2017, di un’aliquota agevolata del 10% (anziché del 15%)
  • Spese provvigione agenzia immobiliare – I compensi pagati a soggetti di intermediazione immobiliare per l’acquisto di un immobile da adibire ad abitazione principale sono detraibili nella misura del 19%, su un importo massimo di 1000 euro.

Articolo fornito da IDEALISTA in data 20 aprile 2016, 8:22

Ai fine della deduzione del 20% del costo di acquisto di abitazioni da dare in locazione per otto anni a canoni bassi sono inclusi anche i contratti di affitto a canone libero di durata di quattro anni, con tacito rinnovo di altri quattro anni. A confermarlo l’Agenzia delle Entrate al Sole 24 Ore.

In particolare, è stato chiarito che il requisito della destinazione alla “locazione per almeno otto anni” può essere rispettato con qualsiasi tipo di contratto di locazione, “ricomprendendo anche le ipotesi in cui il contratto abbia tale periodo di efficacia per effetto di proroghe, previste per legge o concordate tra le parti”.

Secondo quanto previsto, l’unità immobiliare acquistata, ristrutturata o costruita deve essere destinata alla locazione per almeno otto anni. Si tratta di un vincolo che viene rispettato sia se il contratto ha tale periodo per esplicito accordo delle parti, sia se è la legge a prevedere una proroga di diritto almeno fino a otto anni.

L’Agenzia delle Entrate ha poi precisato che la deduzione è riconosciuta a prescindere dal soggetto cedente l’unità immobiliare. Una precisazione che di fatto ha corretto le errate condizioni contenute nelle istruzioni di Unico PF e del 730, relativi al 2014, e della prima versione definitiva dei modelli relativi al 2015, approvati con il provvedimento del 15 gennaio 2016, per il 730 2016, e con il provvedimento del 29 gennaio 2016, per Unico PF 2016.

Istruzioni nelle quali si imponeva che l’acquisto della casa dovesse essere effettuato solo presso imprese di costruzione o cooperative edilizie, ovvero che la ristrutturazione dovesse essere effettuata solo da imprese di ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie.

I vincoli legati al soggetto cedente o a quello che ha effettuato i lavori di ristrutturazione erano stati eliminati dalla legge di conversione della norma che aveva introdotto il bonus in questione. Così, con i provvedimenti del 9 marzo 2016 e del 31 marzo 2016 sono state corrette le istruzioni dei modelli 730 2016 e Unico PF 2016.

L’Agenzia delle Entrate ha sottolineato che neppure il Dm attuativo dell’8 settembre 2015 ha imposto una specifica qualifica in capo al cedente, cosicché si può ritenere che il beneficio è riconosciuto a prescindere dal soggetto cedente l’unità immobiliare.

Articolo visto su “Sconto Irpef del 20% anche con l’affitto “4+4″ (il sole 24 ore) ” e da Idealista in data 22 aprile 2016, 11:05.

(Teleborsa) – Il decreto sui mutui incassa il primo sì. La commissione Finanze della Camera ha dato il via libera con il voto favorevole della maggioranza al parere predisposto dal relatore, Giovanni Sanga (Pd), sul decreto attuativo della direttiva sui mutui. Contrari Lega, Sinistra italiana e il Movimento 5 stelle. Cambia così la normativa sui mutui, concedendo ai morosi più tempo per mettersi in regola. Con le nuove disposizioni ci vorranno almeno 18 rate non pagate perché la casa passi alla banca, non 7 rate, come previsto inizialmente dal ddl Boschi.Tra le ultime condizioni inserite rispetto alla precedente versione del parere, è stato aggiunto un passaggio che impegna le banche “a valorizzare l’immobile al miglior prezzo di realizzo possibile, indipendentemente dall’ammontare del debito residuo”.Lo scandalo dell’esproprio dopo sole 7 rate non pagate aveva messo sull’attenti il governo, consigliando una riunione di emergenza, dopo le agguerrite proteste del Movimento 5 Stelle, che avevano portato il problema all’attenzione dell’opinione pubblica.

Articolo pubblicato dal quotidiano IL MATTINO in data 10.03.2016.